26 ottobre 2021 · Di Darius Stan
Come ha preso il suo nome il caffè?

Il caffè del mattino: indispensabile, benefico e, a volte, persino il nostro salvatore per iniziare bene la giornata. Ma da dove viene il nome del benefico chicco, qual è la sua origine e come è entrato nella nostra vita quotidiana?
La parola «coffee» entrò nella lingua inglese nel 1582 attraverso «koffie», termine olandese a sua volta preso in prestito dal turco ottomano «kahve», che deriva dall’arabo «qahwah». Talvolta si fa risalire la parola «qahwah» all’arabo «quwwa» («forza, energia») oppure a «Kaffa», il regno medievale etiope da cui l’arbusto veniva esportato in Arabia. In ogni caso, queste ipotesi sull’etimologia di «qahwah» sono state tutte contestate in vari modi. Esistono numerose leggende sulla scoperta del caffè e su dove e come sia stata bevuta per la prima volta questa deliziosa bevanda calda. Eccone due tra le più famose:
Secondo la prima storia, nel VI secolo il profeta musulmano Mohamed era malato. L’arcangelo Gabriele gli apparve e gli porse un recipiente di caffè. Dopo averlo bevuto, guarì e tornò in forma come non mai.
La seconda leggenda, che si ritiene risalga a circa tre secoli dopo, è la più diffusa. Un capraio di nome Kaldi notò che le sue capre erano più vivaci del solito. Le vide poi mangiare i frutti di un albero che sembrava renderle così energiche. Per risolvere il mistero, il pastore portò le ciliegie di caffè a un saggio. Delusi dal sapore amaro del caffè crudo, le gettarono nel fuoco, dove furono tostate emanando un profumo delizioso. Fecero bollire i chicchi in acqua e bevvero il loro primo caffè.
La diffusione del caffè nel mondo
Col tempo, la nuova bevanda si diffuse e divenne il «vino dell’Islam»: poiché i musulmani non bevono alcolici, per molti il caffè rappresentò una gradita alternativa al tè. Fu in quel periodo che si affermò anche il nome attuale della popolare bevanda calda: «coffee» deriva dalla parola araba «qahwah» e significa «lo stimolante». Nel XV secolo il caffè superò i confini dell’Arabia: passando per La Mecca e Medina, raggiunse anche Il Cairo, metropoli egiziana; in quel periodo lo Yemen divenne il più importante commerciante di caffè.
Alla nuova merce veniva attribuita grande importanza: per impedire ai partner commerciali di coltivare la pianta, prima dell’esportazione la si scottava con acqua bollente, rendendola incapace di germogliare.
Secoli dopo, nel XIV secolo d.C., il caffè arrivò dall’Etiopia alla penisola arabica orientale, dove oggi si trovano Arabia Saudita, Yemen, Oman, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e Bahrein. Probabilmente furono i mercanti di schiavi a portare il caffè con sé dalle loro «missioni».
Da allora, i mercanti arabi iniziarono a commerciare caffè. Cercarono di impedire il più possibile la diffusione dei semi, per evitare di avere nuovi concorrenti. Nella regione dell’attuale Yemen nacquero nuove zone di coltivazione del caffè per soddisfare la domanda crescente. Anche in Europa e in India si cominciò a interessarsi al caffè come merce. Il caffè arrivò per la prima volta nel continente americano nel XVII secolo; in seguito si svilupparono grandi aree di coltivazione in America centrale e meridionale.
Le prime caffetterie di cui si abbia notizia aprirono alla Mecca nel XVI secolo. Tuttavia, vi furono periodi in cui il clero islamico vietò il consumo di caffè. Solo nel XIX secolo il caffè fu legalmente ammesso come bevanda in tutto il mondo islamico.
Le caffetterie in Europa
In Europa fu Venezia, grande potenza commerciale, a scoprire il caffè nel XVI secolo e a farlo conoscere in tutto il continente. Nel secolo successivo il caffè divenne popolare ovunque; inizialmente, però, solo i più ricchi potevano permettersi i prezzi elevati. Bere caffè con il latte cominciava lentamente a diventare di moda.
Aprirono numerose caffetterie nelle grandi città europee, come Londra, Parigi e Vienna. Le caffetterie acquisirono anche importanza sociale: erano luoghi d’incontro molto frequentati da associazioni politiche, artistiche e intellettuali.
Inizialmente i Paesi Bassi ebbero il «monopolio» del commercio europeo, poiché coltivavano caffè su vasta scala nelle loro colonie d’oltremare, soprattutto sull’isola indonesiana di Java. Per «monopolio» si intende una situazione di mercato in cui un determinato prodotto è offerto da un solo fornitore. In seguito, anche le altre grandi potenze europee si assicurarono territori in cui iniziarono a coltivare il proprio caffè.
La produzione di caffè oggi
Oggi il caffè è uno dei prodotti commerciali più importanti al mondo: in termini quantitativi, la produzione e il commercio annuali ammontano a circa otto milioni di tonnellate (una tonnellata equivale a 1.000 chilogrammi). Negli ultimi anni i maggiori produttori di caffè sono stati, con ampio distacco, il Brasile, seguito da Vietnam, Colombia, Indonesia ed Etiopia, il paese d’origine del caffè. Più recentemente, quasi un terzo del caffè prodotto nel mondo proveniva dal Brasile. I principali paesi consumatori sono gli Stati Uniti, la Germania, la Francia, il Giappone e l’Italia. La Finlandia è il paese con il più alto consumo di caffè pro capite: statisticamente, ogni finlandese beve in media cinque tazze di caffè al giorno.
Gli effetti del caffè sul corpo umano
Il principale principio attivo del caffè è la «caffeina»: si ritiene che questa sostanza sia responsabile dell’effetto stimolante, leggermente antidepressivo e risvegliante del caffè. La caffeina pura è una sostanza psicoattiva ed è considerata uno «stimolante».
Gli esami di diagnostica per immagini hanno dimostrato che il consumo di sostanze contenenti caffeina migliora la capacità di concentrazione del cervello umano. In particolare, le aree cerebrali associate alla memoria a breve termine si attivano notevolmente sotto l’effetto della caffeina. La caffeina stimola la produzione del neurotrasmettitore «dopamina».
Il caffè offre numerosi benefici per la salute. Contiene, per esempio, i cosiddetti «antiossidanti», che aiutano l’organismo a scomporre i «radicali liberi»; lo stesso vale anche per il cacao e il tè. I radicali liberi sono prodotti di scarto delle reazioni biochimiche che possono causare malattie. Si formano durante il «processo di combustione» nelle cellule umane, ma possono anche entrare nell’organismo dall’esterno attraverso il cibo e la respirazione.
Grazie al suo elevato contenuto di antiossidanti, si dice che il caffè abbia un effetto preventivo contro il cancro. Per il suo contenuto di caffeina, è inoltre considerato un agente preventivo contro le malattie «neurologiche» di Alzheimer e Parkinson («neurologico» significa «relativo al sistema nervoso»). Nel complesso, quindi, il caffè ha diversi effetti positivi sulla mente e sul corpo.